La svolta del “Made in Italy in tavola”: mercato estero in ascesa


Dolci, pane, pasta e pizza. Quattro piatti legati in maniera indissolubile al Bel Paese.
All’estero invidiano la nostra cucina, cercano di replicarla per poi desistere e fiondarsi verso l’acquisto di prodotti già pronti provenienti dall’Italia.

Il Made in Italy sta subendo un incremento nelle esportazioni piuttosto consistente, sintomo di un buon apprezzamento per il nostro artigianato nel settore food.

L’ISTAT rivela un incremento delle esportazioni e dei consumi.

I numeri contano, e non solo sulla bilancia in fase di preparazione degli ingredienti per realizzare un impasto. I numeri che contano sono quelli dell’export.

I dati ISTAT pubblicati a Giugno 2018 raccontano un incremento interessante delle esportazioni di prodotti industriali pari ad un +6,6% su base annua. Calcoli alla mano, si nota che la crescita tendenziale del primo semestre 2018 è stata del +3,7%.

L’incremento dei consumi sottolinea una saturazione del consumo nazionale che lascia spazio alle aperture delle frontiere e permette un’esportazione massiccia di tutto ciò che è Made in Italy.

Il settore alimentare e soprattutto l’ambito della biscotteria, delle produzioni dolciarie, della pasta e della pizza sono difficilmente eguagliabili all’estero. Anche le caratteristiche ambientali, la qualità delle materie prime, la malizia dei nostri produttori, sono caratteristiche invidiate e difficilmente replicabili.

Tra gli aspetti positivi dell’incremento nelle esportazioni si nota un interesse verso tutto ciò che ruota attorno alle nostre prelibatezze: il food traina il mercato italiano.

Paese che vai, Italia che trovi.

La filiera agroalimentare raccoglie consensi in diversi paesi del mondo: Russia, Cina, Spagna e Stati Uniti sono i Paesi capofila; a seguire Polonia, Corea del Sud e Giappone.

In generale, la difficoltà di eguagliare i nostri prodotti è dovuta a differenti motivazioni che spaziano tra il micro clima di alcune zone della penisola, fino alla scelta di seguire determinate lavorazioni secondo regole precise, figlie della tradizione.

Alcune lavorazioni vengono ancora fatte a mano: gli artigiani dell’agroalimentare cercano di conservare intatte le tradizioni tramandate da generazioni, per confermare e mantenere alto il livello di genuinità e regionalità della produzione.

Scegliere di seguire precise procedure di lavorazione e preferire determinate materie prime piuttosto che altre permette all’industria agroalimentare italiana di posizionarsi sul podio in termini di qualità del cibo.

L’incremento delle esportazioni in ambito food interessa anche prodotti complementari.
All’estero si sta cercando di sostenere una sorta di reinterpretazione del nostro modo di cucinare e preparare la tavola ed ecco che, di conseguenza, l’esportazione aumenta anche in relazione a prodotti accessori, quali il tovagliato, macchinari ed elettrodomestici, pentole e tegami.

A questo aspetto si aggiunge la necessità di imparare a produrre dai nostri mastri artigiani: i corsi per le specializzazioni si stanno diffondendo a macchia d’olio, rispondendo al bisogno di conoscenza.
Come impiegare al meglio ingredienti ricercati diviene sul territorio nazionale una necessità primaria.

Per emergere è infatti necessario specializzarsi e per farlo il metodo migliore è frequentare dei corsi riconosciuti come quelli offerti da Scuola Arte Bianca, a Milano. Una buona soluzione per imparare a produrre, avviare un’attività o semplicemente approfondire la storia e la produzione del proprio piatto preferito.

L’avvento dei nuovi prodotti fusion

L’incremento delle esportazioni verso nuovi Paesi con culture ed abitudini differenti permette di creare nuovi prodotti che cercano di miscelare alla perfezione le diverse usanze: una nota positiva per i produttori dell’agroalimentare italiano che possono così scoprire nuovi sapori e integrare prodotti tradizionali con azzardi gastronomici che nascono da un guizzo d’ingegno.

Accanto ai prodotti marchiati D.O.P. (Denominazione di Origine Controllata), a marchio I.G.P. (Indicazione Geografica Tipica) e a marchio S.T.G. (Specialità Tradizionale Garantita) ne appaiono altri che contribuiscono all’incremento delle esportazioni sia per quanto riguarda le eccellenze food del Bel Paese, sia per tutto ciò che è collegato alla produzione agroalimentare italiana.

Se da un lato riuscire a ricreare il micro clima e le condizioni necessarie per la produzione di alcuni prodotti risulta impossibile, dall’altro la ricerca della materia prima simile o alternativa porta alla creazione, sotto consiglio degli chef italiani, di nuovi piatti fusion.

Cambiamento e implicazioni: agricoltura 4.0 e contraffazione

Sulle tavole degli italiani compaiono prodotti che si conservano più a lungo. Forse a causa delle esportazioni, le produzioni del settore food devono sottostare a determinate regole e rispettare un altro tipo di requisiti rispetto al passato.

Conservare il pane diventa una necessità così come preferire dolci in formato monoporzione.
Il cambiamento delle abitudini alimentari contagia tutti i settori ed è diretta conseguenza anche dell’aumento delle esportazioni, quindi delle relative implicazioni.

Stare al passo con i tempi mantenendo inalterate le tradizioni a livello locale e familiare è di fondamentale importanza. Se le lavorazioni continuano a seguire determinati rituali, le tecnologie si impongono sul tempo di lievitazione dei prodotti, così come sulla maturazione delle materie prime.
La nascita dell’Agricoltura 4.0 è un punto fermo in fatto di avanzamento tecnologico e allo stesso tempo rispetto delle tradizioni.

La tecnologia viene indirizzata e amplifica i risultati verso la contraffazione, tasto dolente dell’esportazione dei prodotti made in Italy. Verificare la provenienza, ricercare le denominazioni e analizzare le etichette è il primo passo per continuare a godere del vero made in Italy e poter incrementare in tal modo anche le esportazioni.

Investire nella tecnologia e ampliare i settori di utilizzo è il passo successivo per rendere il commercio equo e bilanciare le esportazioni con il consumo interno.
Specializzare il personale nel settore food è un’ottima soluzione per continuare a mantenere alto il buon nome del made in Italy, del resto per l’italiano il pasto è un momento importante!

 

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